5 Aprile 2009
Da circa tre mesi (15 Gennaio 2009), ho completamente abbandonato la
terapia farmacologica a base di neurolettici, ansiolitici e antidepressivi che da dodici anni mi è stata prescritta dal Servizio Sanitario Nazionale, e che ho sempre seguito scrupolosamente e senza interruzioni.
Da un anno, con il pieno appoggio del mio medico psichiatra, seguo un lento e progressivo programma di “disintossicazione” dai farmaci che per lungo tempo ho assunto. Darò una rapida sintesi del percorso seguito:
1) Negli ultimi 8 anni ho sempre assunto una compressa da 10 mg di Zyprexa, antipsicotico a base di olanzapina, oltre a vari altri farmaci ansiolitici e antidepressivi
2) 1 anno fa: passaggio da 10 a 5 mg di Zyprexa
3) 7 mesi fa: passaggio da 5 a 2,5 mg di Zyprexa
Nei periodi immediatamente successivi alle due riduzioni sopra citate, il mio comportamento ha subito alcune variazioni, di cui mi scuso principalmente con i miei familiari e con i miei amici.
Dopo il primo periodo, accompagnata da vari lievissimi disturbi fisici (ad esempio momentanee rigidità e tensioni muscolari, in prevalenza cervicali) c’è stata una prolungata tendenza all’aggressività (soltanto verbale, per fortuna e circoscritta alla semplice “botta e risposta” ma con un pesante senso dell’umorismo orientato al più freddo cinismo).
Dopo circa tre mesi, il mio carattere sembrava essere tornato stabilmente alla sua forma solita in relazione alla sensibilità e al rispetto del prossimo. Permaneva una rinnovata energia e la voglia di essere sempre attivo. Dopo due mesi di stabilità, una nuova riduzione dei farmaci.
Il risultato è stato simile a quello precedente, ma con misure molto molto più ridotte. Di nuovo una certa aggressività, ma molto meno fastidiosa e pungente. Inoltre, la variazione caratteriale si presenta in un periodo molto più breve.
Arriviamo ad Ottobre 2008.
Chiedo allo psichiatra come voglia procedere, quando sarà possibile la totale dismissione della terapia. Il medico fa dietrofront: contraddicendo se stesso mi dice che la terapia sarà ridotta ma mai abbandonata, inoltre sarà necessaria l’introduzione del Lamictal a forti dosaggi, che però a sua detta non è un antipsicotico ma “solo uno stabilizzatore dell’umore, qualcosa di molto più leggero”.
Intuisco che le vere intenzioni sono di cambiare casa farmaceutica.
Per due settimane assumo il Lamictal, prima da 25 e poi da 50 mg.
Percepisco di essere vittima di un nuovo ottundimento emotivo.
Il dottore mi comunica di voler arrivare a 200 mg di Lamictal, e dopo
valutare se è il caso di aumentare ulteriormente la dose.
Inoltre mi ordina di non leggere le indicazioni terapeutiche del nuovo farmaco, perchè “per via della malattia di cui soffri potresti interpretare scorrettamente quello che leggi”.
Fino a quel momento, avevo tentato di interagire con il dottore con
argomentazioni tecniche inerenti la cura (manifestando la mia convinzione di poter vivere senza psicofarmaci), ottenendo invariabilmente la sua ira e un’accusa di volermi occupare di una cosa di cui non sono competente, per la malattia stessa di cui soffro.
Un giorno dissi al medico che mia moglie è della mia stessa opinione, e che lei fino a prova contraria è sana.
Risposta del medico: “QUELLO CHE DICONO LE DONNE NON CONTA NULLA, non parliamo poi delle mogli!”
Nasce così in me un proponimento che non ho espresso al dottore. Voglio abbandonare completamente l’uso degli psicofarmaci senza dire alcunchè allo psichiatra.
Per precauzione, incomincio a togliere subito soltanto il Lamictal, restando con 2,5 mg di Zyprexa e 4 gocce di Dropaxin. Due settimane di leggera depressione, le avrei evitate se non avessi mai assunto il Lamictal. Non ho mai ricevuto una diagnosi di Disturbo Bipolare, come dicono le indicazioni del farmaco che lessi disobbedendo al dottore.
15 Gennaio 2009: la mia prima notte senza Zyprexa.
Per una settimana sto male come un cane. Mia moglie no sa niente.
Incomincio a stancarmi, mi chiedo se sto facendo la cosa giusta.
Ma i sintomi incominciano a regredire. Per fortuna non c’è aggressività, ma mi sono sentito molto abbattuto e malinconico. Dopo due settimane mia moglie mi chiede con preoccupazione: “Perchè non accendi più il computer, perchè non scrivi più il tuo libro?”
In quel momento ero diventato sicuro di poter andare avanti. Avevo spesso voglia di piangere, avevo di frequente la nausea ma mi sentivo di giorno in giorno un pochino meglio. Le racconto tutto.
“Perchè non mi dici quello che fai, non ti fidi di me? Sono tua moglie…”
La rassicuro: “Mi fido di te. Se ti avessi detto prima queste cose avrei generato la tua ansia. Ora io mi sento sicuro di quello che sto facendo e non sono ansioso. Tu invece sei ansiosa e si vede. Lo avrei visto in ogni caso e mi sarei scoraggiato. Invece io adesso incoraggio te. Stai tranquilla, per la
prima volta nella tua vita sarai sposata ma non una vedova.”
I sintomi sono via via spariti, ora sono tranquillo, sono felice, mi godo molte cose della vita che una volta non avevo per nulla, che poi ho avuto ma non percepivo fino in fondo, che ora ho e che sento veramente per la prima volta e di cui sono immensamente grato.
Il dottore Sabato scorso mi ha detto di proseguire con la solita terapia e io gli ho detto “va bene”.
Peso 15 kg in meno dell’anno scorso. I miei esami del sangue sono tutti nella norma, è la prima volta dopo 12 anni.
Ho deciso di dimostrare almeno a me stesso che la medicina è certamente una scienza, di cui la psichiatria (almeno come oggi è praticata) NON DOVREBBE IN ALCUN MODO FAR PARTE.
Rigrazio il sito http://nopazzia.anti-psichiatria.com/ che mi ha aperto
gli occhi.
Ora ci vedo molto bene. Credevo che il Dott. Fiorentino (anche questo è uno pseudonimo) fosse un medico illuminato, ma forse oggi la sua luce ha incominciato a spegnersi. Oggi ho più paura per lui che per me.
Il sito “nopazzia”, per evitare che molti altri incomincino a vedere, sta per essere oscurato in relazione alle sue funzionalità interattive, ma si potranno ancora visitare i vecchi contenuti al seguente indirizzo:
http://www.nopazzia.it/index.html
(fate altri siti come questi, voi coraggiosi!)
Ludwig Bellavista,
sviluppatore web, sopravvissuto alla psichiatria