Pubblicare i soli primi otto capitoli di Ludwig ama come un cyborg.
La mia ricaduta è consistita nel sentire la voce di mio nonno che mi diceva : “Ludwig, non sei stato tu ad uccidermi ma la stupidità di chi ha offeso la mia intelliggenza”. Per chi è interessato è disponibile la mail ludwig.bellavista@hotmail.it
PROPOSTA COMMERCIALE
19 08 2009Commenti : Lascia un commento »
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Ricaduta
15 08 2009Ludwig bellavista ha avuto una nuova ricaduta nella malattia. Non abbandonate mai i farmaci se non è il medico a dirvelo. Non fate il mio errore. Se ilsito nopazzia! è stato chiuso c’è un buon motivo. Salve a tutti!
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L’equilibrio e la salute
22 07 2009Caro Dott. Fiorentino, negli ultimi giorni dopo il nostro colloquio ho riflettuto molto. Credo che nello scrivere l’ultimo post di questo blog io abbia esagerato.
Dottore, ripensando agli ultimi mesi io credo di avere frainteso le sue motivazioni, sulla base di una mia personale tensione emotiva. La mia mente, in un certo senso, cerca la causa di questa tensione in una serie di situazioni certamente stressanti che io e i miei familiari abbiamo dovuto affrontare per forza maggiore negli scorsi mesi. Ciononostante, credo che se io avessi scrupolosamente osservato le sue prescrizioni farmacologiche avrei evitato alcuni problemi. Problemi che io ho causato – mi trema la mano scrivendo – a mia moglie e mia figlia, le persone che amo di più a questo mondo.
La terapia da lei prescritta (abbandono dello Zyprexa per passare al Lamictal) doveva essere la cosa più giusta da fare. Mi sono lasciato trasportare dal desiderio di vivere come se non fossi mai stato malato. La mia argomentazione circa il fatto che il cervello di uno schizofrenico possa essere strutturalmente sano può esser vera, però è anche vero che chi ha subito un forte trauma è più vulnerabile e non dimenticherà mai completamente ciò che ha passato, per motivazioni psicologiche che trascendono il materiale.
L’espressione “PSICHIATRIA DELLA MUTUA”, è stata una mancanza di rispetto per chi lavora coscienziosamente e devo chiedere scusa e perdono.
Per quanto riguarda la canzone che le ho dedicato, devo dire che si trattava di pura ironia e la reazione dei miei familiari è stata grottescamente esagerata, anche qui per giuste motivazioni, peraltro: la mia famiglia vuole che io stia bene ed è un po’ spaventata dall’eventualità che i miei pensieri si possano corrompere.
Posso citare una canzone scritta da un autore italiano circa trent’anni fa dal titolo: “Vincenzo io ti ammazzerò! Sei troppo stupido per vivere!” . E’ ovvio che Vincenzo è vivo ancora oggi, magari solo un po’ invecchiato ed è diventato molto famoso. Non voglio il male di nessuno.
Seguirò le sue prescrizioni Dottore, però non le nascondo che spero sempre un giorno di potere vivere senza farmaci, ma sempre sotto il controllo della Sua assistenza sanitaria.
So anche, che una persona con un problema può dovere far ricorso ad una terapia diversa a seconda del periodo e della situazione sociale che sta vivendo. In altre parole, ero stressato ma mi sto calmando e le mie inesistenti competenze non mi consentono di dire nulla di più preciso.
Questo blog e anche il sito http:\\www.ludwigbellavista.com resta testimone di un esperimento di autoanalisi e sono consapevole che psichiatria e psicoanalisi debbano collaborare strettamente.
In quanto al mio desiderio di salute cosa posso dire? Cercherò un equilibrio sempre migliore, la mia salute sarà analoga a quella di un diabetico in buon stato di compenso.
Scusi ancora Dottore,
Ludwig Bellavista
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Quel disonesto del mio psichiatra non mi vuole più curare!
5 07 2009Pensavo negli scorsi giorni che questo post sarebbe state molto prolisso. Ora penso che non ne valga nemmeno la pena. Tuttavia la coerenza non è il mio forte, nella vita reale.
Vi sto raccontando un fatto di Giovedì 28 Giugno 2009, metà mattinata. Nei giorni precedenti, mia moglie Ester era spaventata dopo un litigio fra noi intercorso. Essendo una persona sensibile e temendo per la mia salute prese il telefono e disse al dott. Fiorentino che avevo interrotto la mia terapia e per questo, secondo lei, era sorta la mia rabbia nei suoi riguardi. A volte, pur parlando più volte nei giorni di situazioni stressanti a cui purtroppo non ci si può sottrarre, si rischia davvero di non essere capiti.
Andai il giovedì sopra citato per ottenere un certificato dal dott. Fiorentino per essere sottoposto ad una visita di controllo. Trovai il dottore con un’aria fiera come quella di un generale dell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America. “Venga! La stavo aspettando con ansia!” mi ordinò con aria di ardita sfida.
Capii subito che era il momento di applicare i saggi consigli contenuti nel prezioso sito web disponibile all’URL: http://www.nopazzia.it/
Il dottore non aveva affatto ascoltato le parole di mia moglie con superficialità e disattenzione, come mi ero ingenuamente illuso. Questo però non dimostrava nessuna professionalità ma solo l’orgoglio di chi è stato contraddetto attirandosi una brutta figura. Capirete adesso perchè.
Il medico mi accusa di essere un traditore: avevo interrotto la terapia facendogli credere di procedere come sempre con la scrupolosa osservanza delle sue prescrizioni. Dentro di me era il concetto secondo il quale con la mia pelle dovevo farci i conti principalmente io. Il proverbio: “Il miglior medico di noi stessi siamo proprio noi” perchè mai per me non doveva valere? Il contrario si applica di certo per chi vive una profonda crisi. Da mesi il dottore affermava che secondo lui le mie condizione di salute erano buone. Non capiva affatto che avevo interrotto la terapia, non dimostra forse questo che la sua diagnosi era errata? Non bisogna dimenticare che la mia interruzione era avvenuta già da diversi mesi, dopo una progressiva diminuzione dalla lentezza esasperata. E’ inutile dilungarmi sul fatto che ho vissuto pure nello stesso periodo delle situazioni estremamente stressanti rimanendo in piedi. Delle allucinazioni e dei deliri neanche l’ombra.
Il dottore cerca di farmi perdere le staffe. Mi dice che secondo lui io sono affetto da una grave forma di psicosi, e che in quel preciso istante tutti i sintomi erano ben manifesti.
Si aspettava una crisi di ansia da parte mia. Invece la crisi venne a lui.
Rimasi immobile sulla sedia, l’unica cosa che cambiò in me fu l’espressione del mio viso: un sorriso beffardo che lo stava proprio sfottendo!
Mi minacciò con le seguenti parole: “Se non la smetti subito chiamo le forze dell’ordine e ti costringo con un ricovero forzato!”
Dentro di me mi chiesi: “Se non la smetti di fare che cosa?” Il mio sorriso stava diventando davvero insopportabile. Arriva la crisi di Fiorentino.
“Questo atteggiamento! Non lo posso sopportare!” urlando a grande voce.
Cambio di versione: tu non sei malato! Tu sei un truffatore! Tu hai sempre finto abilmente anche davanti alle commissioni mediche! La tua intelligenza ti rende una persona autonoma: non sei una persona che ha bisogno di aiuto!
Oh mio Dio! Dov’era finita la tanto cara diagnosi del dottore?
Ma scusate: non sarebbe molto più semplice ammettere l’infondatezza dell’idea promulgata dalla psichiatria (MA SOLO QUELLA DELLA MUTUA!) secondo la quale lo schizofrenico non può guarire dalla malattia?
Dopodichè mi dice: non mi interessa più niente se stai bene, se sei felice, non mi interessa la tua amicizia! Voglio soltanto che tu segua per sempre scrupolosamente la mia terapia e che tu creda nella mia diagosi! Dopodichè mi prescrive una terapia neurolettica: Zyprexa, 7.5 milligrammi al giorno.
Dopo vari mesi senza alcun farmaco, sono convinto che una terapia come quella mi avrebbe mandato dopo pochi giorni in coma. Ricordo bene quando ero ricoverato: la terapia è iniziata con dosi molto basse, poi incrementate in modo progressivo nel tempo.
Ma la scienza non è coerenza, prima di tutto? Eppure i dentisti della mutua a volte (ovviamente non tutti) fanno scoppiare i denti, quesato lo sanno tutti.
Cercherò un altro medico in uno studio privato e assitenza legale per non avere più nulla a che fare con il Servizio Sanitario Nazionale. Voglio farmi curare da chi ama il suo lavoro e lo fa per passione.
Forse un giornò divulgherò la vera identità del dott. Fiorentino e anche la mia, e anche la mia vera residenza.
http://www.ludwigbellavista.com
Scusate lo sfogo, ho scritto una canzone per il mio medico psichiatria, dal titolo:
“FIORENTINOO’O!!! a a a ù o’o! a a a ù o’o!”
Io non so parlar d’amore
Ho già perso le consonanti
Mi hai hai minacciato di lasciarmi
ma senza te saprò consolarmi
hai deciso di punirmi
ma io si resisterò
Trasferirmi in altro studio
questo è ciò che farò
E se un giorno tornerò
sarò il tuo turbamento
prega davvero il tuo Dio
di salvarti dal mio Super-Io!
Due caratteri perversi
prendon fuoco facilmente
sarò io ad ustionarti
con la Scienza, ma quella Vera
siamo due bastardi dentro
ma tra noi ho vinto io
cercherò di affogarti
nel mio mio immenso Super-Io
tra le mie mani morirai penosamente
e certamente chiederai di finire brevemente
Stupidamente dimenticherai
chi sono veramente
e poi un giorno lo scoprirai
quando sarà troppo tardi ormai
penserai di aver sognato
o che non è mai avvenuto
ma svegliarti tu dovrai
Ce la vederemo certamente noi….
Ce la vedremo certamente noi…
P.S.: A Fonrentì! E non te la prendere a male, che sennò alla prossima visita mi prescrivi dieci gocce di arsenico al giorno per sei mesi!!!

Lo psichiatro pazzo (quando si accorgerà che il suo peggior paziente è scappato?)

Ludwig aspira alla scoperta del sèculo, che non avrà a che fare con la fisica ma paradossalmente avrà un fisico perfetto specie sul retro e si relazionerà con la più sublime delle psicologie del sè. Ma alla fine Freud non diceva più o meno uguale?
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Scrive la signora Bellavista: “Ho paura che Ludwig ami di nuovo come un cyborg”
24 04 2009Ebbene si, cambio di testimone! Sono Ester, la signora Bellavista.
Si tratta solo di ironia, ma dovrei scriverlo anche io un libro ed avrebbe questo titolo:
“Ludwig ama di nuovo come un cyborg – quando Ester si arrabbia troppo di frequente”.
Da quando Ludwig ha smesso di prendere i farmaci sicuramente molte, molte cose sono cambiate. Devo dire che la maggioranza di queste mi fanno un grande piacere. Ludwig sembra essere più responsabile, non manca mai sul lavoro ed è molto attaccato alle sue attività. Dorme molto di meno, non passa mai un pomeriggio o una serata nella totale inattività. Forse rallenta il ritmo, si rilasssa un po’, ma non è mai tempo del tutto perso. Si preoccupa di rendere interessante il mio tempo libero e spesso mi fa uscire, vuole farmi divertire e mi incoraggia ad aumentare la mole e la portata dei miei interessi. Tutto questo è bello.
Ma c’è una cosa che non riesco assolutamente a sopportare: IL SUO UMOR INGLESE ESTREMAMENTE FREDDO E CINICO! SEMBRA DI AVERE DOTT. HOUSE IN CASA, SOLTANTO CHE PARLA SEMPRE DI FREUD, RIMOZIONI, TRANFERT E COMPAGNIA BELLA! NON NE POSSO PIUUUUU’!!!!!
Vi racconto un piccolo aneddoto. Ieri l’altro, a pranzo. Ecco una mia battuta: “Ludwig, volevo farti un appunto! Potresti ricordare di mettere da lavare le camicie man mano che sono sporche? Ieri le ho trovate tutte e 15 nell’armadio, che puzzava come una capra morta in età precristiana. Ho appena lavato tutte e 15 le camicie e domani passerò l’intero pomeriggio a stirarle…se potessi fare questa cosa un po’ per volta sarebbe meno traumatico.”
Ludwig con aria distaccata formula la sua agghiacciante risposta:
“Il fatto che tu abbia 15 camicie da lavare implica certamente che da lungo tempo non ne lavi affatto. Questo ti ha fatto risparmiare parecchio tempo, tempo che avresti certamente impiegato bene cotrollando di tanto in tanto lo stato di pulizia delle camicie nell’armadio.” E poi scoppia a ridere.
E POI SCOPPIA A RIDERE AVETE CAPITO BENE!!!
Volevo lanciargli un armadio addosso, ma non riesco ad alzarlo da sola. Lui è furbo, lo sa bene che mi fa male la schiena e fa queste battute solo se in casa ci sono al massimo 3 o 4 persone e si trovano lontano dagli armadi.
Ne nasce una discussione, Ludwig si agita e purtroppo ha un delirio – poverino! – in cui crede davvero di essere il dott. House. Quell’antipatico di Foreman dà ragione a me. Ludwig lo insulta così:
“Foreman torna subito al tuo lavoro, nelle piantagioni di cotone ovviamente!”
Scusate il piccolo sfogo. Spero che questo post diventi il più letto di questo blog.
Hai visto caro maritino? Ho imparato anch’io l’umorismo inglese! Sono un pochino più simile a te…non sei contento?
Ludwig attaccati!
La tua cara Ester
Ludwig, curati se no diventi come questo:

Hai una brutta faccia! Curati!
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Abbandono della terapia farmacologica
5 04 20095 Aprile 2009
Da circa tre mesi (15 Gennaio 2009), ho completamente abbandonato la
terapia farmacologica a base di neurolettici, ansiolitici e antidepressivi che da dodici anni mi è stata prescritta dal Servizio Sanitario Nazionale, e che ho sempre seguito scrupolosamente e senza interruzioni.
Da un anno, con il pieno appoggio del mio medico psichiatra, seguo un lento e progressivo programma di “disintossicazione” dai farmaci che per lungo tempo ho assunto. Darò una rapida sintesi del percorso seguito:
1) Negli ultimi 8 anni ho sempre assunto una compressa da 10 mg di Zyprexa, antipsicotico a base di olanzapina, oltre a vari altri farmaci ansiolitici e antidepressivi
2) 1 anno fa: passaggio da 10 a 5 mg di Zyprexa
3) 7 mesi fa: passaggio da 5 a 2,5 mg di Zyprexa
Nei periodi immediatamente successivi alle due riduzioni sopra citate, il mio comportamento ha subito alcune variazioni, di cui mi scuso principalmente con i miei familiari e con i miei amici.
Dopo il primo periodo, accompagnata da vari lievissimi disturbi fisici (ad esempio momentanee rigidità e tensioni muscolari, in prevalenza cervicali) c’è stata una prolungata tendenza all’aggressività (soltanto verbale, per fortuna e circoscritta alla semplice “botta e risposta” ma con un pesante senso dell’umorismo orientato al più freddo cinismo).
Dopo circa tre mesi, il mio carattere sembrava essere tornato stabilmente alla sua forma solita in relazione alla sensibilità e al rispetto del prossimo. Permaneva una rinnovata energia e la voglia di essere sempre attivo. Dopo due mesi di stabilità, una nuova riduzione dei farmaci.
Il risultato è stato simile a quello precedente, ma con misure molto molto più ridotte. Di nuovo una certa aggressività, ma molto meno fastidiosa e pungente. Inoltre, la variazione caratteriale si presenta in un periodo molto più breve.
Arriviamo ad Ottobre 2008.
Chiedo allo psichiatra come voglia procedere, quando sarà possibile la totale dismissione della terapia. Il medico fa dietrofront: contraddicendo se stesso mi dice che la terapia sarà ridotta ma mai abbandonata, inoltre sarà necessaria l’introduzione del Lamictal a forti dosaggi, che però a sua detta non è un antipsicotico ma “solo uno stabilizzatore dell’umore, qualcosa di molto più leggero”.
Intuisco che le vere intenzioni sono di cambiare casa farmaceutica.
Per due settimane assumo il Lamictal, prima da 25 e poi da 50 mg.
Percepisco di essere vittima di un nuovo ottundimento emotivo.
Il dottore mi comunica di voler arrivare a 200 mg di Lamictal, e dopo
valutare se è il caso di aumentare ulteriormente la dose.
Inoltre mi ordina di non leggere le indicazioni terapeutiche del nuovo farmaco, perchè “per via della malattia di cui soffri potresti interpretare scorrettamente quello che leggi”.
Fino a quel momento, avevo tentato di interagire con il dottore con
argomentazioni tecniche inerenti la cura (manifestando la mia convinzione di poter vivere senza psicofarmaci), ottenendo invariabilmente la sua ira e un’accusa di volermi occupare di una cosa di cui non sono competente, per la malattia stessa di cui soffro.
Un giorno dissi al medico che mia moglie è della mia stessa opinione, e che lei fino a prova contraria è sana.
Risposta del medico: “QUELLO CHE DICONO LE DONNE NON CONTA NULLA, non parliamo poi delle mogli!”
Nasce così in me un proponimento che non ho espresso al dottore. Voglio abbandonare completamente l’uso degli psicofarmaci senza dire alcunchè allo psichiatra.
Per precauzione, incomincio a togliere subito soltanto il Lamictal, restando con 2,5 mg di Zyprexa e 4 gocce di Dropaxin. Due settimane di leggera depressione, le avrei evitate se non avessi mai assunto il Lamictal. Non ho mai ricevuto una diagnosi di Disturbo Bipolare, come dicono le indicazioni del farmaco che lessi disobbedendo al dottore.
15 Gennaio 2009: la mia prima notte senza Zyprexa.
Per una settimana sto male come un cane. Mia moglie no sa niente.
Incomincio a stancarmi, mi chiedo se sto facendo la cosa giusta.
Ma i sintomi incominciano a regredire. Per fortuna non c’è aggressività, ma mi sono sentito molto abbattuto e malinconico. Dopo due settimane mia moglie mi chiede con preoccupazione: “Perchè non accendi più il computer, perchè non scrivi più il tuo libro?”
In quel momento ero diventato sicuro di poter andare avanti. Avevo spesso voglia di piangere, avevo di frequente la nausea ma mi sentivo di giorno in giorno un pochino meglio. Le racconto tutto.
“Perchè non mi dici quello che fai, non ti fidi di me? Sono tua moglie…”
La rassicuro: “Mi fido di te. Se ti avessi detto prima queste cose avrei generato la tua ansia. Ora io mi sento sicuro di quello che sto facendo e non sono ansioso. Tu invece sei ansiosa e si vede. Lo avrei visto in ogni caso e mi sarei scoraggiato. Invece io adesso incoraggio te. Stai tranquilla, per la
prima volta nella tua vita sarai sposata ma non una vedova.”
I sintomi sono via via spariti, ora sono tranquillo, sono felice, mi godo molte cose della vita che una volta non avevo per nulla, che poi ho avuto ma non percepivo fino in fondo, che ora ho e che sento veramente per la prima volta e di cui sono immensamente grato.
Il dottore Sabato scorso mi ha detto di proseguire con la solita terapia e io gli ho detto “va bene”.
Peso 15 kg in meno dell’anno scorso. I miei esami del sangue sono tutti nella norma, è la prima volta dopo 12 anni.
Ho deciso di dimostrare almeno a me stesso che la medicina è certamente una scienza, di cui la psichiatria (almeno come oggi è praticata) NON DOVREBBE IN ALCUN MODO FAR PARTE.
Rigrazio il sito http://nopazzia.anti-psichiatria.com/ che mi ha aperto
gli occhi.
Ora ci vedo molto bene. Credevo che il Dott. Fiorentino (anche questo è uno pseudonimo) fosse un medico illuminato, ma forse oggi la sua luce ha incominciato a spegnersi. Oggi ho più paura per lui che per me.
Il sito “nopazzia”, per evitare che molti altri incomincino a vedere, sta per essere oscurato in relazione alle sue funzionalità interattive, ma si potranno ancora visitare i vecchi contenuti al seguente indirizzo:
http://www.nopazzia.it/index.html
(fate altri siti come questi, voi coraggiosi!)
Ludwig Bellavista,
sviluppatore web, sopravvissuto alla psichiatria
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“Ludwig amava come un cyborg – quando chi ha sofferto molto riesce davvero a riscattarsi” E’ ORA ON-LINE!
4 03 2009Si comunica con questo breve post la diffusione in rete del romanzo psicoanalitico di cui Ludwig Bellavista è autore.
Sono ora disponibili i primi 8 capitoli, progressivamente ne saranno pubblicati 30.
L’applicazione web che lo ospita è presente al seguente indirizzo:
http://www.ludwigbellavista.com/
Prossimamente verranno pubblicati nuovi post che raccontano come è stato ideato e realizzato questo lavoro.
Buona lettura
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Guida alla lettura del romanzo “Ludwig amava come un cyborg”
26 12 2008Potrei dilungarmi in elugubrazioni inerenti a come sono arrivato all’idea di scrivere “Ludwig amava come un cyborg”. Conto di farlo.
Per adesso, vi invio l’indice e la guida alla lettura. Penso sia un buon punto di partenza per capire in cosa consisterà il mio lavoro.
Ecco a voi!
Ludwig Bellavista
Ludwig amava come un
- quando chi ha sofferto molto riesce davvero a riscattarsi -
di Ludwig Bellavista
Copyright © 2008
TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI
Un romanzo pubblicato e completamente disponibile gratuitamente on-line
Http:\\www.amorefattoamacchina.com
INDICE DEI CONTENUTI
Parte Prima
Cap. 1 La storia di mio padre
Cap. 2 La storia di mia madre
Cap. 3 Il matrimonio dei miei genitori
Cap. 4 I miei nonni a Milano
Cap. 5 Mia sorella
Cap. 6 I miei cugini, gli zii e i nonni in Sicilia
Cap. 7 L’infanzia e i primi anni a scuola
Cap. 8 La morte di mio nonno Ludwig
LE PARTI SOTTO INDICATE SARANNO PROSSIMAMENTE DISPONIBILI GRATUITAMENTE IN QUESTO SITO WEB
Parte seconda
Cap. 9 Lo scontro con la scuola media
Cap. 10 La più brava della classe
Cap. 11 Storia di una spiritualità tormentata
Cap. 12 I miei due amici più stretti
Cap. 13 I primi due anni delle scuole superiori
Cap. 14 I miei primi due veri amori: Aurora e un personal computer
Cap. 15 L’esame di maturità
Parte terza
Cap. 16 Cosa farò da grande?
Cap. 17 I primi mesi all’università
Cap. 18 Il primo trauma: vorrei essere perfetto
Cap. 19 Storia di una nuova spiritualità
Cap. 20 Il lavoro
Cap. 21 Quella casa nella prateria
Cap. 22 Storia di un’ordinaria psicosi
Cap. 23 Le mie 747 delusioni d’amore
Cap. 24 Dirty Pamela
Cap. 25 La mia amica Deborah
Cap. 26 Il mio matrimonio
APPENDICE
Cap. 27 Filosofia contro arte di vivere
Cap. 28 Psicologia contro psichiatria
Cap. 29 Matematica contro empirismo
Cap. 30 Religione contro agnosticismo
GUIDA ALLA LETTURA
“Ludwig amava come un cyborg” non e’ un semplice rotocalco di fatti elencati in ordine cronologico. Ludwig Bellavista aspira a qualcosa di piu’. Il fatto che scrivere questo romanzo lo abbia aiutato a liberarsi di alcune ossessioni per trovarne delle nuove risulta essere la prova di un personale esperimento ben riuscito che ha avuto come oggetto la propria personalita’. Sembra abbastanza evidente che lo scrittore dei primi capitoli diventi pian piano qualcosa di diverso rispetto a cio’ che era prima di questa esperienza. In particolare gli ultimi quattro capitoli “Filosofia contro arte di vivere”, “Psicologia contro psichiatria”, “Matematica contro empirismo” e “Religione contro agnosticismo” sono profondamente condizionati dall’esperienza narrativa che ha costretto l’autore a rivisitare interiormente antichi ricordi ed emozioni. Resta fermo che “Filosofia contro arte di vivere” non vuole nemmeno somigliare ad un saggio filosofico. In modo analogo dicasi per gli ultimi capitoli. L’ appendice vuole spiegare cosa siano stati per Ludwig Bellavista questi astratti protagonisti – i quali sembrano agire come personaggi in carne ed ossa – ed in particolare come ne hanno influenzato il pensiero e il comportamento lungo il suo cammino. Tutto questo viene fatto rivisitando fatti e situazioni alla luce di complessi sentimenti ed emozioni a volte contraddittori e dalle molte facce e completando il romanzo con ulteriori narrazioni, sullo sfondo di una costante e fluida ironia in stile sveviano, che alleggerisce molto l’onere della lettura. Rimane sottointeso un conflitto interiore che gravita intorno a due idee diametralmente opposte circa l’adeguatezza della psicanalisi e della psichiatria. Questo lavoro non vuole esaltare alcun pensiero filosofico particolare ma stimolare il lettore al fine di aiutarlo a porsi delle domande senza imporre le proprie risposte, sebbene esse vengano indicate come un esempio per spiegare un metodo, il quale dovrebbe portare il lettore a riflettere in merito al proprio percorso di vita, alle proprie risposte e alla propria “arte di vivere”. Questo risultato sara’ ottenuto con una notevole potenza espressiva, grazie al fatto che il libro è ospitato e disponibile sul Web, e tramite lo stesso Web i lettori ne influenzeranno la stesura interagendo direttamente con l’autore e con altri lettori.
I primi capitoli – in particolare “La storia di mio padre” e “La storia di mia madre” – vogliono rispettare i canoni del “realismo”, per lo meno in relazione alla fonte che ne ha trasmesso le informazioni. Risultano essere dei brevi resoconti della vita infantile e adolescenziale dei genitori di Ludwig. Si cerca pero’ di porre l’accento piu’ che sia possibile sugli aspetti psicologici dei due protagonisti che hanno influito pesantemente sul carattere dello scrittore. Vengono introdotti alcuni elementi essenziali dell’ambiente in cui visse la madre di Ludwig, Serenetta. Di riflesso il capitolo 26, “Il mio matrimonio”, in cui si parla della “nuova vita” nell’isola di Pantelleria di Ludwig e della moglie Ester, farà sentire il lettore a “casa propria”, dal momento che vivere in Sicilia sarà per tutta l’infanzia di Ludwig un sogno non realizzato, catalizzato dall’amicizia del cugino Carlo e immagine diretta dell’identico sogno del papa’ Antonio, peraltro non realizzato fino alla stesura di questo libro. I capitoli relativi all’infanzia di Ludwig riservano uno spazio importante alla formazione di questo “ambiente” durante le annuali vacanze estive che fungeranno da tela per dipingere la crescita interiore dell’autore.
Il capitolo 8 “La morte di mio nonno Ludwig” risulta certamente un pilastro fondamentale per la comprensione di avvenimenti posteriori, in particolare spiega alcuni meccanismi che risulteranno cruciali per la genesi della sua psicosi, la quale – fortunatamente – avra’ un breve esordio e due piccole ricadute. E’ comunque ancora piu’ determinante per comprendere alcuni aspetti del carattere dello scrittore Ludwig, il quale da questa esperienza – pur avendo solo 8 anni – uscirà profondamente disturbato e sara’ via via crescendo in cerca di risposte ad inquietanti domande sul significato della vita. Il piccolo Ludwig, per l’ingenuità tipica della sua eta’ e certamente per la scorrettezza di parenti e medici che tennero nascosto al nonno malato il fatto che di li a poco lo stesso sarebbe morto per una patologia incurabile, si ritrovo’ a rivelare al suo congiunto in merito a questa strana parola (“Ma non lo sai – rivolgendosi ad una vicina di casa in presenza del nonno – che dicono che ha il tumore?”). Subito dopo si aspettava che qualcuno gli spiegasse cosa fosse il tumore senza immaginare che in quel momento sarebbe scoppiata l’ira del papa’ Antonio. Il nonno morì due mesi dopo, e il piccolo fini’ per comprendere molto piu’ di quanto pensassero i familiari. Tutto questo avvenne davanti a quella casa, in quel cortile dove Ludwig oggi passa tutti i giorni, ricordando, ma non soffrendo più o forse soffrendo in un modo diverso, più pacato. Restò invariata, fino all’età di diciannove anni, l’irrazionale sensazione di colpa, la convinzione di averlo ucciso non nel corpo ma ancor peggio nei sentimenti. Proprio a diciannove anni ci sarebbe stata la prima grande svolta della sua vita, documentata ampiamente nel capitolo 18 “Il primo trauma: vorrei essere perfetto” .
Dal capitolo 9 al capitolo 15 si noterà che la crescita di Ludwig assomiglia ad un’opera trasmessa per radio a volte caratterizzata da un suono limpido e cristallino e a volte, in maniera imprevedibile, disturbata fino al punto di diventare poco o per nulla comprensibile senza tener conto di un passato turpe e di una logica eccessivamente rigida. Crescerà insieme a Ludwig un senso di colpa esistenziale che lo convincerà un giorno che Dio esiste, ma certamente ce l’ha a morte con lui. Ludwig si sentirà indegno per lunghi anni di coltivare interessi spirituali considerati accettabili nella societa’ in cui vive e, inconsciamente, per compensare questa grande lacuna, cercherà di rendersi perfetto a scuola. Riuscira’ quasi ad esserlo alle superiori. All’universita’ , ben presto chiedera’ al suo fisico piu’ di quello che e’ ragionevole, costringendosi cosi’ a cambiare il proprio progetto di vita. Gia’ alle medie i professori noteranno in lui un senso di malessere e consiglieranno al ragazzino di cercare la propria serenita’ non nel rendimento massimo possibile a tutti i costi ma dentro se stesso. Nella classe seconda media incontrerà una sua coetanea dai bellissimi capelli biondi e occhi verdi che oltre a rubargli il cuore gli ruberà il titolo di “piu’ bravo della classe”, insegnadogli inoltre che per raggiungere obiettivi importanti oltre alle capacità ci vogliono coerenza e perseveranza. Imparerà queste cose alle superiori, dove il suo rendimento aumentera’ di anno in anno. Successivamente scoprirà che puo’ in certi casi esser necessario fermarsi, per ripartire in seguito e superare gli ostacoli cambiando percorso. Nel capitolo 11 saranno chiari gli elementi di una spiritualita’ molto tormentata, piena di incertezze e contraddizioni rese difficili da risolvere per via di numerosi contatti sociali con persone altrettanto disturbate e in cerca di un riscatto personale. Come risulterà evidente nel capitolo 12 saranno fondamentali due frequentazioni, Jonatan, che sarà suo compagno di banco per cinque anni e in seguito compagno di lavoro e Orlando, quest’ultimo suo inseparabile compagno nel tempo libero extrascolastico. Con Orlando sorprendentemente non condividerà mai alcun interesse importante e tuttavia trascorrera’ insieme tantissimo tempo unicamente grazie allla parte piu’ frivola di se stesso. Proprio Orlando, tenterà di distruggere l’amor proprio di Ludwig predicando che i suoi interessi fossero futili. Invece Jonatan tenterà di farlo convincendolo a ricercare la perfezione in ogni cosa, comprendendo bene che questo non puo’ condurre ad alcun successo. Trovo’ il modo per colpire Ludwig nella sua debolezza, dal momento che non riusci’ ad eguagliare o superare i suoi voti. Erano due contro uno, inoltre Ludwig non aveva affatto perso la sua ingenuità. Jonatan perse il padre a dieci anni e Orlando ebbe la madre affetta da psicosi.
Come mostra il capitolo 13, gli anni delle superiori risultarono il terreno più fertile per coltivare interessi contrari alla logica e alla spiritualità della famiglia Bellavista e allo stesso tempo avrebbero dato all’autore l’illusione di aver compensato completamente i sensi di colpa relativi alla rottura ideologica con il suo ambiente d’origine. Questi sensi di colpa erano quanto più un’immagine di quella colpa rimossa e dimenticata nei confronti del nonno paterno. I primi due anni risultarono difficili a causa di alcuni compagni di scuola che trovavano certamente il loro ambiente naturale sugli spalti dello stadio durante una partita di calcio piuttosto che sui banchi di scuola. Portavano infatti a scuola pugni di ferro e lunghi e affilati coltelli (non sto davvero esagerando!). Jonatan, molto piu’ furbo e scaltro di Ludwig, probabilmente consapevole della sincerita’ dell’amicizia nei suoi confronti e determinato a non ricambiarla ma a sfruttarla, riusciva spesso a trarre il meglio per se stesso dalla presenza di questi personaggi, dipingendolo come un “secchione” privo di dignità secondo i canoni del piu’ rudimentale bullismo. Contrariamente ai primi due anni, gli ultimi tre anni fino alla maturita’ segnarono in Ludwig un temporaneo riscatto e un’ effimera soddisfazione, dal momento che riusci’ a diplomarsi con il risultato che aveva sperato. Jonatan non fece commenti in proposito in presenza di Ludwig, Orlando invece disse che chiunque avrebbe superato l’esame di maturita’ con il massimo punteggio se solo fosse stato tanto pazzo da passare tutto il tempo necessario sui libri. In effetti Orlando non ne lesse molti nella sua vita e non sapeva affatto cosa stesse dicendo.
Il capitolo 14 “I miei primi due amori: Aurora e un personal computer” mostra come l’estremo attaccamento all’ambiente scolastico porterà Ludwig ad ignorare alcuni aspetti emotivi del naturale sviluppo adolescenziale e allo stesso tempo ad evitare di essere sopraffatto da numerosi e terribili sentimenti di disorientamento scaturiti dall’incapacità di gestire nuove e quanto mai forti emozioni, in pratica il ragazzo creera’ per se stesso una nicchia che sara’ un focolaio di problemi psicologici e allo stesso tempo fungera’ da efficacissimo anestetico per non avvertirne il dolore. La compagna di classe Aurora comprenderà bene i sentimenti di Ludwig nei suoi confronti e li sfrutterà come un’abile stratega a proprio vantaggio al fine di arrotondare i propri voti, senza peraltro concedere mai una gratificazione all’autore, il quale stupidamente ed ingenuamente continuera’ ad osservare come lo spettatore di una “soap opera” i suoi innumerevoli fidanzamenti e rotture nell’attesa assurda del proprio turno, che – chissa’ per quale strana fissazione mentale – avrebbe certamente dovuto essere quello piu’ importante della vita della ragazza e l’avrebbe salvata da una vita sentimentale travagliata e priva di sani principi. Giunge il tempo della gita scolastica dell’ ultimo anno, tre mesi prima dell’ esame di maturita’. Aurora si trasformera’ da abile stratega a generale impazzito alla guida di armate immaginarie. Passera’ tutto il tempo libero con “Cecio”, un altro compagno di classe amico di Ludwig. E Ludwig agira’ come la piu’ fredda delle macchine: rivolgera’ le sue attenzioni a Francesca, la migliore amica di Aurora. In questo modo Aurora fu colpita in due modi: in primo luogo fu demolita l’immagine a lei tanto cara di impietosa seduttrice e infine dovette prepararsi da sola per l’esame di maturita’. Insomma fece prprio una pessima figura di fronte alla classe. Dopo qualche mese ebbe una storia sentimentale con Dario, un ragazzo rachitico e dall’ aria tisica. Infine usci’ dalle superiori con un voto davvero mediocre. Giusto contrappasso. Il già citato capitolo 18, testimone della esperienza universitaria dell’autore, mostrera’ il dolore provato da Ludwig privato ormai dell’ambiente delle superiori che in modo paranoico pur sapendo che stava per dissolversi aveva sostituito alla sua famiglia. Il ragazzo sara’ totalmente incapace di vivere in un ambiente individualistico. E, dopo aver punito Aurora, ne sentira’ per un po’ la mancanza.
Ludwig dovra’ a sua volta fare i conti con il proprio passato, forse anche in un modo più penoso. Dopo aver scelto la facolta’ di informatica e conosciuto una simpatica ragazza di nome Elena, si impegno’ per avere la patente in modo da incontrarla di tanto in tanto. Incomincio’, come universitario, a dare ripetizioni di matematica e informatica per pagarsi la benzina senza pesare sul bilancio dei suoi genitori. Si stupi’ – peraltro dopo vari mesi – di incominciare a provare una certa ansia che piano piano mino’ il suo rendimento. Non capi’ in tempo che avrebbe dovuto alleggerire i suoi impegni. Quando’ improvvisamente le sue energie si esaurirono rimase vittima di uno sconvolgente panico che lo costrinse a ricorrere per alcuni mesi agli ansiolitici e purtroppo ad abbandonare la sua promettente – visti i primi risultati – carriera universitaria. Il capitolo 18 spiega bene come riusci’ a superare questo primo grande trauma solo nelle apparenze e come alcuni nodi marginali non risolti della sua personalita’ lo portarono ad una vera psicosi, tre anni piu’ tardi. Il capitolo 19 “Storia di una nuova spiritualita’” illustra il primo momento della vita di Ludwig in cui trovera’ risposte per lui convincenti alle inquietanti domande sul significato dell’ esistenza umana. La forte ansia provata lo portera’ a credere di non poter vivere senza far luce in un modo logico e coerente a questi interrogativi. Purtroppo pero’ un atteggiamento troppo dogmatico ed assolutista lo portera’ come piu’ volte citato a perdere completamente l’equilibrio e i contatti con la realta’, in un contesto di vita lavorativa che, suo malgrado, lo portera’ nuovamente ed in modo ancor peggiore a pretendere troppo dal suo fisico e in particolare dalla sua mente. Tuttavia, il sostegno morale del cognato Fester lo salvera’ dal totale baratro e lo aiutera’ a ricomporre il suo rapporto con il padre. Il capitolo 20 “Il lavoro” illustrerà nei particolari come i suoi superiori, il compagno di lunga data Jonatan, i due colleghi Filippis e Cartasso e infine la pesantezza stessa del lavoro eseguito come progettista e sviluppatore di software lo porteranno a trasformare le sue ansie e i suoi dolori in personaggi immaginari e in una circostanza tragica relativa alla fidanzata Marlene mai verificatasi nella realtà, dovuta ad un assurdo senso di colpa nei suoi riguardi che ricorda molto bene quello piu’ antico nei confronti del nonno Ludwig. Il capitolo 22 “Storia di un’ordinaria psicosi”, usarera’ lo stile del realismo, incredibilmente applicato all’immaginario che diventa ‘miraggio’.
Il suicidio di Orlando Visentin (da non confondere con l’amico Orlando) dara’ un duro colpo alla vita emotiva di Ludwig.
Il capitolo 21 “Quella casa nella prateria” indica come Ludwig, durante gli anni drammatici della sua malattia, pur soffrendo riuscira’ a cooperare con il padre ad un importante progetto che – provvidenzialmente – trasformera’ uno spinoso problema di natura economica in un trampolino di lancio verso una vita estremamente serena e piena di soddisfazioni con la moglie e la figlia, argomento ben discusso nel capitolo 26 “Il mio matrimonio”. Posto tra i capitoli 20 e 22, fungera’ da stacco nei confronti della carica di emotivita’ degli argomenti trattati.
Il periodo successivo alla psicosi sara’ un momento buio nella vita di Ludwig. Pur non avendo piu’ allucinazioni, il ragazzo diventato ormai uomo prendera’ piena coscienza della sua “anormalita’ “, e questo lo fara’ sprofondare per lungo tempo nello sconforto e nella solitudine. Questo pero’ sara’ il momento in cui Ludwig si avvicinera’ piu’ che mai al padre che mai come allora gli dimostrera’ il suo affetto soffrendo insieme a lui, mostrandogli il suo sincero interessamento e aiutandolo a credere ancora una volta nei valori spirituali e nel potere della propria intelligenza. Sembra poco credibile ma papa’ Antonio riuscira’ a fare un lavoro migliore degli analisti e delle terapie farmacologiche riuscendo a cambiare Ludwig ed anche se stesso. Certo, sia Ludwig che Antonio sono tuttora persone dal carattere un po’ strano: freddo e calcolatore ma credono nella vita e la amano ora piu’ che mai. Il capitolo 24 “Dirty Pamela” ci fara’ vedere l’effetto di questa crescita: Ludwig sara’ di nuovo fidanzato e dopo aver smascherato i motivi sbagliati della folle ed egocentrica Pamela la abbandonerà al suo egoismo senza soffrire minimamente per lei.
E poi…arriverà il suo vero amore! Ma i problemi non finiranno: dopo il matrimonio con Ester, Ludwig dovra’ fare i conti con dei problemi economici per via della chiusura della AINATAC S.p.A. , importante azienda milanese dalla storia secolare. Da qui scaturira’ la decisione di andare a vivere in Sicilia, dopo aver saldato il mutuo della casa ubicata a Bollate. Il primo anno in Sicilia non sara’ facile: Ludwig ora diventato padre della piccola Ludovica dovra’ fare i conti con una leggera depressione residua, non sara’ grave ma lo privera’ delle energie necessarie per rendere dovutamente nel difficile mondo del lavoro. Nel frattempo Ludwig si fara’ curare da un bravo medico, il dott. Fiorentino, il quale lo aiutera’ a scoprire dentro se stesso la causa delle sue allucinazioni e a vivere con una dose sempre minore di farmaci. In questo periodo di maggiore benessere Ludwig ricevera’ dal dott. Fiorentino l’idea di scrivere questo libro e di trasformarlo in un prodotto per il Web. Questa esperienza lo cambiera’ profondamente aiutandolo a sciogliere i nodi della sua personalita’ e a confrontare le sue idee con gli stessi suoi lettori, i quali prenderanno parte attiva influenzando le scelte relative a varie parti del libro. Il libro esce in un primo tempo con i suoi primi otto capitoli. Successivamente, grazie a numerosi strumenti della rete Ludwig avra’ le idee chiare per scrivere in tutto trenta capitoli. Si puo’ dire che “Ludwig amava come un cyborg” e’ un libro scritto per gli utenti del Web e realizzato tenendo conto di loro. L’autore spera che vogliate affrontare questa sfida insieme a lui commentando quello che leggerete direttamente tramite il sito che ospita il libro e consultando il blog di Ludwig Bellavista. Spera inoltre che possiate divertirvi sperimentando come le vostre idee e quelle di altri influiranno sugli sviluppi futuri e rendendo possibili nuovi punti d’incontro tramite il Web.
Sentitamente,
Ludwig Bellavista
Post di apertura: http://ludwigbellavista.wordpress.com
Segnalo i seguenti articoli:
Forum “Anti-psichiatria”:
http://nopazzia.anti-psichiatria.com/node/423
Forum “ram.forumcommunity”:
http://ram.forumcommunity.net/?t=22661623
“Ludwig amava come un cyborg…” è ora disponibile all’indirizzo: http://www.ludwigbellavista.com/
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Categorie : psicologia
11 Novembre 2008: Inizierò a scrivere una biografia ad orientamento psicoanalitico
11 11 2008
“Ludwig amava come un cyborg…”
“Ludwig amava come un cyborg…” è ora disponibile all’indirizzo: http://www.ludwigbellavista.com/
Pantelleria, 11 Novembre 2008
Spero che questo lavoro possa attirare l’attenzione di chiunque abbia vissuto l’eperienza della malattia mentale e di parenti e amici dei malati psichiatrici. Spero inoltre che la mia esperienza, unita alla critica sugli argomenti metodologici della psichiatria, della psicoanalisi e della psicoterapia individuale e di gruppo e di tutte le terapie atte ad alleviare i sintomi del disagio psichico, possa essere di interesse per chi semplicemente è affascinato dal mondo della psicologia pur non appartenendo al mondo accademico, nonchè per chi lavora e studia tutti i giorni per aiutare chi sta soffrendo, in qualità di professionista come psichiatra, psicologo, psicanalista o assistente sociale.
Mi chiamo Ludwig Bellavista e da circa due anni e mezzo abito in Sicilia nell’isola di Pantelleria di cui sono originario, dopo aver vissuto dalla nascita fino a trentadue anni nell’interland Milanese. Quando avevo 19 anni mi sono incamminato nella pericolosa strada che conduce alla psicosi e a 22 anni mi sono ammalato con diagnosi clinica “Schizofrenia paranoide”. (Vedi “Disturbi psichiatrici” http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez15/1931679.html ) Sono sposato da quattro anni e sono padre di una bambina di circa due anni. Oggi vivo una vita serena e -credo- molto significativa.
Sono stato curato per 12 anni con vari farmaci neurolettici ( Vedi “Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva” http://www.ipsico.org/neurolettici_atipici.htm e “Psicologia on-line” http://www.cpsico.com/neurolettici.htm ) per una repertina insorgenza di fenomeni allucinatori, deliri e vissuti di persecuzione e di distruzione del mondo. (Vedi: “
ALLUCINAZIONI: UNA PROSPETTIVA SULLA PSICOFISIOLOGIA DEGLI STATI DI COSCIENZA
http://isole.ecn.org/sissc/allucinazioni.htm ) Tutto questo dopo un periodo di tanti anni di stress ( Vedi “Niente ansia” http://www.nienteansia.it ) che io giudico veramente eccezionale, dovuti ad una serie di traumi emotivi maturati nell’infanzia che mi hanno portato ad un comportamento scorretto dapprima all’università e poi nel mondo del lavoro come sviluppatore di software per banche dati elettroniche. Con comportamento scorretto intendo uno sfruttamento eccessivo delle energie fisiche e mentali.
Da quando vivo in Sicilia, sono in cura dal Dott. Fiorentino, un medico psichiatra ( Vedi “Società italiana di Psichiatria” http://www.psichiatria.it ) di grande preparazione, nonchè uomo di grande coraggio. Il dottore, dopo una serie di visite, ha fatto l’ipotesi che la mia malattia, nonostante le cure decennali debba ormai considerarsi latente ( Vedi “Psicolab – Laboratorio di ricerca e sviluppo in Psicologia” http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idart&cat=250&scat=251&arid=2370 ) con la possibilita’ di ridurre progressivamente la terapia farmacologica. Da oltre dieci anni, le allucinazioni sono cessate. E’ restata negli anni una permanente leggera depressione cronica ( Vedi “Psicologia e sessualità” http://www.dica33.it/argomenti/psicologia/depressione/depressione2.asp ) che mi ha dato molti problemi sul lavoro. Sono sempre stato convinto che questa depressione sia stata una conseguenza dei neurolettici, ma a Milano non ho mai trovato un medico che me ne facesse ammissione. Penso che questo sia dovuto al timore spesso frequentato che il paziente psichiatrico possa interrompere la terapia, ( Vedi “Quando qualcuno dipende da te. Per una sociologia della cura” http://www.geocities.com/appuntischizofrenia/libri.html ) con la conseguente pesante probabilità del ritorno della sintomatologia delirante. Le cose sono cambiate da quando ho incontrato il Dott. Fiorentino, ma ci è voluto peraltro più di un anno perchè il medico acquistasse piena fiducia della mia consapevolezza e della mia capacità di criticare i sintomi della malattia.
Ora sono in cura con una dose minima di neurolettici ( Vedi “La terapia di mantenimento” http://www.psichiatria24×7.it/bgdisplay.jhtml?itemname=litio_disturbo_bipolare ) e gradualmente ho raggiunto obiettivi sempre più importanti, sia in famiglia che sul lavoro. Oltre ad avere un buon compenso psichico, ( Vedi in merito a “Psichiatria e Omeopatia” http://www.medicitalia.it/02it/consulto.asp?idpost=48024 ) la depressione sta diventando un lontano ricordo. Da quando è nata mia figlia Ludovica, ho promesso a me stesso che avrei fatto tutto quello che è umanamente possibile per raggiungere questi risultati.
La malattia mentale ( Vedi “Associazione vittime della 180″ , http://www.vittimedella180.org ) è stata da sempre considerata un male oscuro, ( Vedi in merito a “Il male oscuro”, interessantissimo romanzo psicoanalitico! http://www.italialibri.net/opere/maleoscuro.html ) incomprensibile e l’ignoranza ha condannato malati e familiari alla vergogna e ad assurdi sensi di colpa. ( Vedi “Depressione e sensi di colpa” http://www.mybestlife.com/depressione/depressione_senso_di_colpa.html ) Grazie alla medicina moderna si sta pian piano uscendo da questa spirale. Purtroppo però, la crescente complessità della società in cui viviamo sta provocando un aumento dell’incidenza delle malattie psichiatriche. Per questo motivo è quanto mai indispensabile che acquisiamo informazioni corrette e consapevolezza, ( Vedi “L’Insight, il grado di consapevolezza della malattia” http://www.psychiatryonline.it/ital/scale/cap25-1.htm ) anche perchè sono profondamente convinto che qualsiasi cervello posto in condizioni di stress protratto nel tempo ha una certa probabilità di impazzire. ( Vedi “Come è facile essere presi per matti!” http://www.indicius.it/archivio/psichiatria.htm )La differenza tra le persone sane e quelle malate, secondo me, è da intendersi prevalentemente su un piano psicologico. Il punto cruciale è la consapevolezza dei propri limiti ( Vedi “Di perfezionismo non si muore” http://www.dica33.it/argomenti/psicologia/peccati/perfezionismo.asp ) e la ferma decisione di non superarli mai, per nessun motivo al mondo. Poco importa quanto siano ampi questi limiti. Riconosco, tuttavia, che questo ragionamento funziona solo in relazione ad alcune patologie, per lo più di lieve entità. E’ indispensabile una cura che abbia basi scientifiche e assolutamente costante nel tempo, il fai da te in questo campo è semplicemente inconcepibile e la remissione è diagnosticabile in maniera insindacabile solo da un medico specializzato. Ammetto che anche per me è stato molto difficile accettare questa triste realtà.
Certo, sono consapevole di non essere il solo ad aver vissuto questa esperienza. Ritengo, tuttavia di avere molte cose interessanti da dire, e inoltre, grazie all’esperienza informatica ( Vedi in merito a “Internet e psicosi” http://www.haisentito.it/articolo/internet-diventa-una-psicosi-la-psichiatria-la-curera/9036/ ) di cui sono padrone, di avere una grossa potenza espressiva nelle mani. Voglio perciò farvi partecipi di un mio progetto:
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SCRIVERE UN LIBRO ON LINE.
Il libro ha titolo Ludwig amava come un cyborg – quando che ha sofferto molto riesce davvero a riscattarsi.
E’ un libro che sarà disponibile in due fasi (prima 8 e poi 30 capitoli complessivi), in modo gratuito sul web. E’ una biografia ispirata alla vita dell’autore, racconta una storia affascinante dove il climax è raggiunto in relazione ad una storia sentimentale ( Vedi in merito al romanzo “Psicofarmaci agli psichiatri” http://www.iyezine.com/libri/404-enrico-baraldi—psicofarmaci-agli-psichiatri..htm ) estremamente difficile, finita nel momento in cui l’autore si renderà conto di non riuscire a salvare la sua amata dalla depressione, almeno fino a quando non sarà lui stesso più forte e maturo. ( Vedi “Gli accertamenti necessari: maturità ed età” http://www.altrodiritto.unifi.it/minori/basilio/nav.htm?cap5.htm ) Purtroppo la ragazza non capirà le sue motivazioni e lo ricatterà moralmente minacciando il suicidio. Questo scatenerà la psicosi di Ludwig. E poi un graduale e progressivo riscatto…
Il sito web creato metterà a disposizione una serie di strumenti di critica ( Vedi “La critica letteraria e la produzione estetica nella seconda metà del XX secolo” http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/cons_sag.htm ) proveniente dagli stessi lettori grazie ai quali l’autore potrà essere influenzato nella stesura progressiva dei capitoli. In un certo senso, i lettori avranno la loro parte nella scrittura del libro.
Il libro potrebbe sembrare un’esperimento di auto-psicoanalisi. (O lo leggi o non sai nulla di te stesso: “La coscienza di Zeno – Italo Svevo” http://www.italialibri.net/opere/coscienzadizeno.html ) Nel momento in cui Ludwig Bellavista incomincerà ad interagire con un vasto pubblico, tutto questo si potrebbe trasformare in un esperimento sociale. ( Vedi intorno al fenomeno dei “Social Network” http://wiki.bzaar.net/Docs/IT/Elementi_Teorici_per_la_Progettazione_dei_Social_Network ) Di informazione…di riflessione, forse. Spero più di tutto però di evasione e divertimento, visto che i capitoli saranno brevi e più che mai intrisi di un’ironia in stile “sveviano”, che alleggerirà l’onere della lettura.
Nei prossimi giorni, vi informerò sull’evoluzione del mio progetto, sia per le tematiche letterarie che per gli aspetti tecnici.
Per adesso, scrivetemi alla mail: ludwig.bellavista@hotmail.it
Conto di rispondervi!
Sentitamente,
Ludwig Bellavista
Segnalo i seguenti articoli:
Forum “Anti-psichiatria”:
http://nopazzia.anti-psichiatria.com/node/423
Forum “ram.forumcommunity”:
http://ram.forumcommunity.net/?t=22661623
LETTURE CONSIGLIATE:
Italo Svevo – La coscienza di Zeno – recensione wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/La_coscienza_di_Zeno
Erich Fromm – L’arte di amare – recensione wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/L%27arte_di_amare
Erich Fromm – Avere o essere – discussione http://www.girodivite.it/Avere-o-essere.html
Storia della psicoanalisi – recensione wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_psicoanalisi
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